CINEFORUM: Miracolo a Le Havre
Come di consueto, nel mese di novembre, il centro EdA ha proposto ai propri studenti la visione di un film in lingua italiana, all’interno dell’auditorium dell'Istituto don Milani.
Quest’anno il film proposto è stato “Miracolo a Le Havre” del regista finlandese Aki Kaurismäki.
Il film racconta la storia del lustrascarpe Marcel Marx che vive a Le Havre tra la casa che divide con la moglie Arletty e la cagnolina Laika, il bar del quartiere e la stazione dei treni, dove esercita il proprio lavoro. Il caso lo mette contemporaneamente di fronte a due novità di segno opposto: la scoperta che Arletty è malata gravemente e l'incontro con Idrissa, un ragazzino immigrato dall'Africa, approdato in Francia in un container e sfuggito alla polizia. Con l'aiuto dei vicini di casa - la fornaia, il fruttivendolo, la barista - e la pazienza di un detective sospettoso ma non inflessibile, Marcel si prodiga per aiutare Idrissa a passare la Manica e raggiungere la madre in Inghilterra.
Dopo aver visto il film ed averne parlato assieme in classe, alcuni studenti hanno scritto delle riflessioni su quest'opera cinematografica. Ne riportiamo alcune qui di seguito.
Tomas, Argentina
Sono stata colpita dalla generosità di Marcel: nonostante non fosse una persona benestante si è mobilitato con l’aiuto dei suoi amici per raccogliere dei soldi per aiutare Idrissa a raggiungere la mamma. Personalmente mi sono trovata in una situazione simile ed ho aiutato una ragazza pakistana, arrivata in Italia con tre bambini. Il film vuole farci capire che se tu fai del bene il bene ti torna indietro ( ad esempio la moglie di Marcel guarisce da una malattia incurabile) e che anche le persone con meno possibilità possono fare del bene. Aurelia, Romania Mi è piaciuto molto questo film perché dimostra che ancora esistono persone di buon cuore. Mi ha colpito il fatto che Marcel, pur avendo tutti i suoi problemi personali, come la malattia della moglie e non essendo in buone condizioni economiche, si è impegnato per aiutare il bambino Idrissa, a trovare la sua famiglia. Mi è rimasto il dubbio di quale sia stata la fine di Idrissa, se dopo tanti sforzi finalmente sia riuscito a trovare sua mamma. Una scena che mi ha commossa è stata quando Marcel è andato all’ospedale In cerca di sua moglie e ha trovato il letto vuoto con un piccolo pacco sopra; in quel momento ho avuto paura che forse sua moglie fosse stata operata, oppure che non avesse potuto vincere la malattia; invece è stato tutto il contrario. Mi sono ritrovata nel personaggio di Marcel per la sua gentilezza, il suo coraggio, la sua disponibilità, perché è una persona che fa di tutto per raggiungere i suoi obiettivi. Yesenia, Cuba In una giornata complicata, a volte basta sedersi a guardare un bel film, come Miracolo a Le Havre. Un film per riflettere e rendersi conto che ci sono persone di buon cuore e generose che rendono la vita più bella. Emigrare è un processo difficile e, per alcuni, ancora di più, se non è per propria scelta. Trovare persone che hanno voglia di aiutare e rendono la vita meno faticosa è meraviglioso: questo è quello che più mi ha colpito ed è piaciuto del film. Mi sono ricordata che le belle azioni non solo accadono nei film. Due anni fa ho conosciuto un uomo africano di circa 40 anni, con cui facevo volontariato in un’associazione. Due mesi dopo averlo conosciuto, ha scoperto di avere una malattia terminale e il suo desiderio era di non restare da solo. Così insieme ad un gruppo di volontari e di amici ci siamo organizzati per fare dei turni e assicurarci che non fosse mai solo in hospice. A volte un piccolo gesto può fare una grande differenza. Quando le persone hanno voglia di aiutare e buon cuore le buoni azioni emergono: non importa il colore della pelle, la religione, l’età o la situazione economica. Andrea, Argentina

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